18 gennaio, nudi al museo a Milano

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cescoballa
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Re: 18 gennaio, nudi al museo a Milano

Messaggio da cescoballa » 19/12/2019, 11:00

Ok, grazie 🙂
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nudomark
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Messaggio da nudomark » 22/12/2019, 15:12

Io mi sono prenotato.
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Messaggio da nudomark » 23/12/2019, 17:12

Informo che la serata è SOLD OUT.
Io sono in lista d'attesa, hanno chiesto all'artista se è disposto a fare un altro incontro e mi faranno sapere. Hanno avuto moltissime adesioni.
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Messaggio da cescoballa » 23/12/2019, 18:18

Peccato 🤨, avrei voluto prenotarmi già il 17/12 ma non l'ho fatto nella speranza di potesse fare come Associazione.
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Messaggio da emmeicsics » 23/12/2019, 18:49

cescoballa ha scritto:
23/12/2019, 18:18
Peccato 🤨, avrei voluto prenotarmi già il 17/12 ma non l'ho fatto nella speranza di potesse fare come Associazione.
Se ti può consolare, a me hanno risposto solo oggi (3 messaggi inviati, uno per conto di ANITA, uno ad indirizzo del Comune dopo chiamata telefonica, ed uno a titolo personale visto come stava evolvendo la vicenda). Nonostante io abbia sicuramente scritto prima di altri, molti sono stati iscritti o messi in lista d'attesa prima di me.

Per ciò che riguarda la "collaborazione" con ANITA mi è stato risposto che l'artista preferisce avere a che fare con persone non abituate alla nudità. Forse queste persone farebbero meglio a contattare le associazioni naturiste o a partecipare agli eventi da esse organizzati piuttosto che aspettare che ogni uno o due lustri arrivi in Italia un artista naturista...

Vabbe', speriamo che Ringholt, che sarà a Milano sicuramente anche il 16, possa organizzare un bis in un'altra data. Visto che mi hanno messo in lista d'attesa solo oggi, probabilmente non riuscirò lo stesso a partecipare ma almeno qualcuno dei tanti naturisti che scrivono qui o sui social di ANITA ne avrà la possibilità.

ciao
Massimo
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Messaggio da emmeicsics » 18/01/2020, 12:53

Stamattina hanno parlato brevemente di questo evento durante una delle trasmissioni musicali mattiniere del fine settimana di RadioPopolare.Ho sentito solo un brevissimo accenno in cui la conduttrice Sanja Lučić riportava i messaggi ricevuti dagli ascoltatori e 4 su 5 di quelli che ho sentito erano positivi o favorevoli a naturismo, nudismo o all'evento. Purtroppo non c'è il podcast della trasmissione.

La trasmissione parla in genere di eventi che si svolgono a Milano e dintorni durante il fine settimana. Nel caso di eventi ANITA pubblici penso la si possa contattare per accennare all'evento e magari essere chiamati in diretta per dare maggiori dettagli.

ciao
Massimo
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Messaggio da cescoballa » 18/01/2020, 16:47

Abbiamo sentito anche noi stamattina la trasmissione, abbiamo inviato un messaggio riguardo alla mostra.
In passato avevo contattato Sanna Lucic per l'evento " balla coi nudi". L'anno scorso si ho rilasciato un'intervista, quest'anno mi sono limitata a segnalare l'evento con un messaggio.
L'ho sempre trovata molto disponibile a dare notizie degli eventi naturisti.
Non ho mai segnalato le serate a Cavenago. in quanto c'è sempre la lista di attesa.
Francesco Ballardini
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Messaggio da cescoballa » 18/01/2020, 21:44

Ciao Massimo, sabato scorso mi hai detto che ti avevano chiamato per dirti che eri in lista per la mostra 🙂, se puoi farci un resoconto sul forum te ne sarei grato 😉.
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Messaggio da sergino » 18/01/2020, 22:56

Nei giorni sorsi ho contattato su FB un associato A.N.ITA. che sarebbe andato alla mostra in questione. Mi ha promesso uno scritto in merito. Per il momento sono in attesa.
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Messaggio da emmeicsics » 19/01/2020, 12:15

cescoballa ha scritto:
18/01/2020, 21:44
Ciao Massimo, sabato scorso mi hai detto che ti avevano chiamato per dirti che eri in lista per la mostra 🙂, se puoi farci un resoconto sul forum te ne sarei grato 😉.
Caspita, mi fai venire l'ansia! :-)

Fare un resoconto è un po' complicato nel senso che non riesco a dare un giudizio univoco dell'esperienza ma ci sono una pluralità di aspetti che valuto in maniera differente. C'è prioritariamente l'aspetto artistico, poi la "performance" in sé, la questione nudità, i partecipanti, la logistica. I vari aspetti poi si intersecano l'uno con l'altro e non sono riuscito ancora a fare una sintesi.

Provo a buttare giù le mie impressioni senza razionalizzare troppo.

Alle mostre in genere vado non preparato per cercare di non farmi influenzare nella fruizione delle opere. Per la mostra Australia. Storie degli Antipodi le mie aspettative derivavano dal mio immaginario su questo grande paese, su ciò che ho letto (Bryson, Bonatti), visto al cinema o nei documentari. In esposizione non c'è quasi nulla di tutto ciò, non c'è il Tempo del Sogno (o non lo ho visto), anche gli artisti aborigeni usano un linguaggio moderno ed hanno dei riferimenti culturali molto simili a quelli dei "bianchi/occidentali". Le opere esposte non sono molte, problema tipico di molte mostre milanesi, ed il tema principale è quello degli effetti della conquista dell'Australia da parte degli europei, la distruzione della cultura aborigena, la violazione dei diritti degli aborigeni, la distruzione della natura e del rapporto uomo/natura. Anche se i temi sono specifici di quel luogo e di quella cultura, i mezzi per esprimerli sono quelli noti ed usati dagli artisti moderni nel mondo occidentale.
Dal punto di vista artistico non mi sento di dare un giudizio per mia ignoranza, non conosco gli artisti esposti, non so se e quanto siano rappresentativi del panorama culturale australiano, meglio che ognuno si formi una sua opinione andando a vedere la mostra.

La performance Naturist tour di Stuart Ringholt è l'aspetto dell'esperienza che mi ha più deluso. Anche in questo caso si tratta di aspettative mie disattese. Mi aspettavo un qualche tipo di interazione tra i partecipanti e le opere esposte in relazione alla nudità ma questo non è avvenuto, la mia sensazione è stata di nudità fine a se stessa. Siccome non vorrei che questo venisse interpretato come un giudizio negativo sul visitare un museo nudi (o vestiti come pare e piace), sto parlando solo dello scopo della performance.
A questo mio giudizio concorrono vari fattori. Lo scopo dichiarato dall'artista era molto interessante e costituisce la poetica di molti dei suoi lavori: mettersi in condizioni di disagio ed imbarazzo per riuscire a superare le proprie paure. Forse era così per Ringholt ieri sera. Il problema è che la maggior parte dei partecipanti mi è sembrato già abituato alla nudità (qualcuno probabilmente era tornato da pochi giorni da Fuerteventura...) e l'esperienza si è ridotta a visitare un museo nudi.
Non credo sia possibile al momento eseguire la performance in maniera diversa. Forse solo eseguendo dei tour all'improvviso, durante i normali orari di apertura si potrebbe ottenere quel minimo di disagio che darebbe senso alla cosa (qualcosa del tipo: "Sono Stuart Ringholt, da questo momento chi lo desidera si può spogliare e seguirmi mentre vi parlo delle opere esposte, chi non lo desidera può continuare a visitare la mostra vestito").
Forse avrei dovuto iscrivermi anche all'altro workshop di Ringholt sulla gestione della rabbia.
Probabilmente aveva un senso la richiesta dell'artista di "escludere" i naturisti ma evidentemente c'è molta gente non naturista che è comunque abituata alla nudità.
Non ho gradito per niente il calo di attenzione avvenuto dopo circa un'ora con persone (principalmente 5/6 donne/ragazze) che chiacchieravano disturbando le spiegazioni.
Interessante invece l'atteggiamento molto tranquillo di tutti i partecipanti nella fase finale della serata, durante il drink. Quasi nessuno è fuggito immediatamente al termine della visita.

I partecipanti erano 20% donne, 80% uomini, di età abbastanza giovane, forma fisica buona, tipologie un po' diverse da quelle che si vedono sulle spiagge naturiste o negli eventi organizzati dalle associazioni e dai gruppi naturisti. In sintesi non erano rappresentativi della popolazione milanese/lombarda/italiana.
A richiesta di Ringholt solo in 2 abbiamo alzato la mano per dichiararsi appartenenti ad una associazione naturista, qualcuno ha anche affermato che in Italia non esistono associazioni. Su quest'ultimo aspetto bisogna evidentemente lavorare.

Non mi sono piaciuti la carta da pacchi all'ingresso per evitare sguardi indiscreti da fuori (l'ingresso è da un cortile ed eravamo al di fuori degli orari di apertura del PAC), il riscaldamento non tenuto acceso un po' più a lungo (ma a Milano lo smog è sopra i limiti da giorni, meglio così), il dover aspettare il via dell'artista per potersi spogliare anche parzialmente (sono arrivato in bici, ero accaldato). Fuori luogo l'invito iniziale di Ringholt ad evitare contatti con le altre persone o atteggiamenti di tipo sessuale ma temo avesse dei buoni motivi per ribadirlo.

Mi è piaciuta l'idea di poter entrare in un museo e visitarlo (non) vestito come mi pare.

Se ben organizzato e preparato, ritengo ci sia la disponibilità del PAC di ripetere l'esperienza anche per altre mostre.

ciao
Massimo
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