Il diritto alla nudità in pubblico: una difesa del nudismo

Sezione dedicata agli aspetti legali inerenti la pratica naturista.
emmeicsics
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Il diritto alla nudità in pubblico: una difesa del nudismo

Messaggio da emmeicsics » 13/03/2019, 15:49

Segnalo questo articolo a firma di Bouke de Vries pubblicato su una rivista inglese piuttosto seria che si occupa di morale, diritto e filosofia:

Res Publica del 18/09/2018 - The Right to be Publicly Naked: A Defence of Nudism
[de Vries, B. Res Publica (2018). https://doi.org/10.1007/s11158-018-09406-z]

de Vries è un ricercatore in Scienze Politiche presso il MAX PLANCK INSTITUTE FOR THE STUDY OF RELIGIOUS AND ETHNIC DIVERSITY: http://www.mmg.mpg.de/departments/ethic ... -de-vries/

L'articolo è lungo, elaborato ed in inglese. Per motivi di tempo mi è impossibile tradurlo tutto.
Traduco solo il sommario.
Molte democrazie liberali hanno restrizioni legali al nudismo. Questo articolo vuole sostenere la tesi secondo cui quando la nudità in pubblico non pone a rischio la salute (fatto assai raro), tali restrizioni sono ingiuste. Per giustificare questa affermazione inizio mostrando come vi siano 2 interessi importanti legati alla libertà di essere nudi in pubblico. In primo luogo (la nudità in pubblico) promuove il benessere individuale; le attività nudiste non hanno solo un importante valore ricreativo ma, come dimostrato da recenti studi, l'esposizione a corpi nudi non idealizzati ha un impatto positivo sull'immagine che si ha del proprio corpo e, in ultima istanza, sulla quaità della propria vita. In secondo luogo la nudità in pubblico ha un valore espressivo; oltre ad essere un elemento costitutivo di diverse visioni del mondo spirituali e religiose, la nudità in pubblico è utilizzata frequentemente per protestare contro i mali sociali e politici (o percepiti come tali). Continuo poi sostenendo che le suddette motivazioni volte ad abolire le attuali leggi anti-nudismo non soccombono di fronte al fatto che qualcuno si ritiene offeso dalla nudità in pubblico. Anzi, mentre il mio obiettivo principale è quello di difendere la libertà di stare nudi in pubblico quando ciò non è una minaccia per la salute, sosterrò che gli stati dovrebbero riconoscere questa libertà come un diritto a sé stante piuttosto che tentare di includerlo come parte di diritti esistenti o salvaguardandolo semplicemente escludendo la nudità in pubblico a carattere non sessuale e non esibizionistico dalle esistenti leggi relative agli atti osceni o al disturbo della quiete pubblica.
Buona lettura

Massimo
Ultima modifica di emmeicsics il 14/03/2019, 23:22, modificato 3 volte in totale.
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paolobolsena
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Messaggio da paolobolsena » 13/03/2019, 17:18

Grazie Massimo per la segnalazione, riscalda il cuore un'analisi così pacata su una così evidente ingiustizia perpetrata dall'ordinamento giuridico di molti paesi. E anche un po' di invidia vien su, perché l'autore è cresciuto in una democrazia liberale e nutre il dialogo con essa, con sullo sfondo la legittima speranza di veder affermato un diritto così ovvio come la nudità.

Qui da noi, naturalmente, la libertà individuale è un concetto fastidioso come sappiamo, tanto che la prima domanda nelle discussioni naturiste è sempre legata al numero effettivo di praticanti, come se questo potesse determinare o meno un diritto naturale.

Sebbene le belle argomentazioni dell'autore non siano nuove per noialtri, forse potrebbe essere una buona idea tradurre e ripubblicare sulla nuova rivista questo articolo slash manifesto politico legale?
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Alelid
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Messaggio da Alelid » 14/03/2019, 8:20

paolobolsena ha scritto: Sebbene le belle argomentazioni dell'autore non siano nuove per noialtri, forse potrebbe essere una buona idea tradurre e ripubblicare sulla nuova rivista questo articolo slash manifesto politico legale?
L'articolo è pubblicato in modalità Creative Commons CC BY e quindi può essere riutilizzato senza necessità di chiedere autorizzazione. Sarebbe però bello informare l'autore anche per email chiedendo se vuole accompegnarlo con qualche riga di introduzione meno tecnica. Sia che lui sia personalmente naturista sia che intenda difendere un diritto generale la sua opinione personale sarebbe interessante
Alessandro e Lidia
fambros
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Messaggio da fambros » 14/03/2019, 8:30

sarebbe il caso si' di pubblicarla, con una traduzione curata, mi ricordo che Marco Freddi ha pubblicato sul suo blog degli articoli molto interessanti che ha prima tradotto dall'inglese
Ciurma del Ticino
luzypan
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Messaggio da luzypan » 14/03/2019, 9:49

paolobolsena ha scritto: Qui da noi, naturalmente, la libertà individuale è un concetto fastidioso come sappiamo, tanto che la prima domanda nelle discussioni naturiste è sempre legata al numero effettivo di praticanti, come se questo potesse determinare o meno un diritto naturale.
Se ci confrontiamo con il resto del pianeta non stiamo messi neppure tanto male. Il punto è che come naturisti noi italiani ci confrontiamo con i paesi vicini e disponibili nell'accettazione della nudità pubblica, vedi la Spagna; la Spagna appunto ricordata dall'autrice come l'esempio di una "libertà revocata" e per questo segnalata come realtà d'analisi sociologica attuale. In altre parole la dimostrazione che la nudità sembra non avere un futuro di libertà pubblica individuale ma solo circoscritta a determinati luoghi, strutture, locali pubblici o privati.

Ora se le motivazioni salutistiche e filosofiche pro-nudismo qui possono risultare materia nota, non sempre lo sono, e non lo sarebbero all'atto di analisi approfondita, le opposizioni.
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Alelid
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Messaggio da Alelid » 14/03/2019, 20:33

Per inciso, il Bourke Van Vries artista è un omonimo, il "nostro" è ricercatore in scienze politiche a Gottinga.
http://www.mmg.mpg.de/departments/ethic ... -de-vries/
Tra l'altro parla anche un po' di italiano e potrebbe rilasciare una breve "intervista"
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Messaggio da emmeicsics » 14/03/2019, 23:16

Alelid ha scritto:Per inciso, il Bourke Van Vries artista è un omonimo, il "nostro" è ricercatore in scienze politiche a Gottinga.
http://www.mmg.mpg.de/departments/ethic ... -de-vries/
Tra l'altro parla anche un po' di italiano e potrebbe rilasciare una breve "intervista"
Mi pareva un po' strano il profilo su wikipedia rispetto ai contenuti dell'articolo...

Ho corretto il link ai riferimenti biografici.

grazie
Massimo
emmeicsics
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Messaggio da emmeicsics » 17/04/2019, 21:04

Allego la traduzione dell'articolo originale:
de-Vries-diritto-nudita.pdf
(195.17 KiB) Scaricato 20 volte
L'autore utilizza un linguaggio proprio dei campi della filosofia morale, della sociologia e delle scienze politiche, linguaggio che non conosco approfonditamente né in italiano né in inglese.
Questo significa che sono ben accette correzioni.

Ricordo che sul numero 2/2019 di italiaNATURISTA c'è una mia intervista all'autore.

Massimo
emmeicsics
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Messaggio da emmeicsics » 03/06/2019, 17:26

Segnalo il seguente articolo di un blog di lingua inglese che analizza il contenuto dell'articolo di de Vries con alcune critiche:

Naturist Philosopher del 17 maggio 2019 - The right to be publicly naked

Il blog usa un linguaggio più semplice rispetto all'articolo originale e quindi non lo tradurrò.
Per chi ha voglia di leggerlo gli spunti più interessanti riguardano la debolezza di alcune argomentazioni utilizzate da de Vries ed una critica rispetto ad alcuni punti che de Vries non ha approfondito molto (secondo l'autore del blog).
L'autore dà anche vari suggerimenti su come procedere per ottenere il diritto alla nudità in pubblico.

ciao
Massimo
luzypan
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Messaggio da luzypan » 04/06/2019, 14:38

emmeicsics ha scritto:Segnalo il seguente articolo di un blog di lingua inglese che analizza il contenuto dell'articolo di de Vries con alcune critiche:

Naturist Philosopher del 17 maggio 2019 - The right to be publicly naked


Tutto interessante ma...

Sull'igiene. Non ha senso o logica "naturista" ed è poco democratico poggiare le proprie chiappe nude su un sedile del treno, metro, tram o taxi.

Girare in ambito metropolitano con un telo su cui eventualmente sedersi è parimenti illogi: l'innaturalità del sedersi nudi su una sedia di un bar ci costringe a portare un telo, ossia una barriera tra corpo e ambiente metropolitano, trasforma cioè un naturismo "fuori luogo" in puro esibizionismo nudista. Mi ritengo naturista e non nudista, checché si voglia annullare le differenze per massificare il concetto di libertà nudista per la quale tutti lottiamo: se sono in natura posso sedermi nudo sulla battigia o su un tronco d'albero spiaggiato, sul prato in alta montagna o entrare nudo in acqua, sia questa di un torrente o del mare; la natura accetta la libertà nudista e provvede al controllo igienico; gli animali lasciano i loro escrementi in natura e questi vengono riassorbiti dalla natura stessa; etc...

Ma al ristorante ci vado vestit@. In discoteca pure, anche se magari meno... In sauna ci sto senza vestiti. In regime di liberalizzazione nudista potrei sicuramente passeggiare per una città come fece la giovane aostana qualche anno fa, ma questa rimane un'azione "naturista" piuttosto provocatoria e fine a sé stessa. Allo stesso modo è provocatorio girare per le vie di una metropoli con un pantaloncino a mezza chiappa; si rischia infatti l'offesa al pudore...

Sull'offesa del nudo integrale. Non vorrei trovarmi in una società dove sia liberalizzata la passeggiata nudista e vietata la minigonna o il pantaloncino a mezza chiappa di cui sopra. E' buona cosa raggiungere un equilibrio tra vestiario succinto e nudità integrale. Ripeto, a me sta bene la liberalizzazione del nudo ma che questa passi attraverso i costumi generali e non solo attraverso il nudismo integrale.

L'ideologizzazione del nudo non mi piace e la propaganda che vuole il poco vestito "osceno" e moralmente offensivo mentre il nudo integrale "naturale" mi piace ancora meno.

La minigonna era ritenuta oscena (offensiva) perché mostrava le gambe, talvolta fino al limite dei glutei. Le valenze erotiche di un capo di vestiario del genere sono implicite ma non sono oggettivabili e rimarranno sempre soggettive. Dunque la teoria che il poco vestito susciti pensieri erotici mentre il nudo integrale no, è una teoria fallace e pericolosa per il diritto umano al mostrarsi secondo il proprio sentire.

La questione LGBTetc... è preponderante. Chiunque deve avere il diritto di vestirsi come meglio crede, dalla tunica al velo in testa, dal miniabito alla quasi nudità o alla nudità integrale quando accettata dalle leggi di uno stato.

Che la nudità ci renda tutti uguali non è vero, semmai ci toglie dall'impasse di accettare e gestire l'abito, il vestiario in genere, come manifestazione della nostra identità e interiorità.

Il nudista è colui che non sente necessità di vestiario se non per proteggersi dal freddo. Il naturista è colui che del vestiario se ne libera quando il suo corpo glielo chiede.

Evidentemente siamo diversi, ma tutti interessati alla liberalizzazione del nudo in una società in cui le regole in materia dovranno essere riviste al più presto.
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