Mettere a nudo la psiche attraverso il naturismo

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emmeicsics
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Mettere a nudo la psiche attraverso il naturismo

Messaggio da emmeicsics » 03/05/2014, 15:54

Segnalo questo interessante articolo di uno psicologo sul significato della nudità sociale:
http://rglongpre.ca/naturistlens/2014/0 ... al-nudity/
(in inglese)

Traduco solo la conclusione:
L'atto di essere nudi in presenza d'altri è un atto di fiducia. Ci ricorda che al di sotto dei nostri travestimenti e ruoli sociali, siamo praticamente tutti uguali, esseri umani che condividono lo stesso pianeta, la stessa aria, lo stesso obiettivo di raggiungere un po' di felicità nel mondo in cui viviamo.
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Messaggio da cescoballa » 14/05/2014, 22:28

emmeicsics ha scritto:Segnalo questo interessante articolo di uno psicologo sul significato della nudità sociale:
http://rglongpre.ca/naturistlens/2014/0 ... al-nudity/
(in inglese)

Traduco solo la conclusione:
L'atto di essere nudi in presenza d'altri è un atto di fiducia. Ci ricorda che al di sotto dei nostri travestimenti e ruoli sociali, siamo praticamente tutti uguali, esseri umani che condividono lo stesso pianeta, la stessa aria, lo stesso obiettivo di raggiungere un po' di felicità nel mondo in cui viviamo.
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Secondo me quanto scrive lo psicologo non è altro che uno dei principi, a mio parere, del naturismo.
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Messaggio da khrenek » 15/05/2014, 15:07

Il pezzo comunque è scritto molto bene e potrebbe addirittura essere pubblicato come articolo su InfoNaturista.
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Messaggio da khrenek » 15/05/2014, 17:00

Ed ecco la traduzione integrale del testo

METTERE A NUDO LA PSICHE ATTRAVERSO LA NUDITÀ SOCIALE

C’è una verità che opera nel mondo moderno, e cioè che l’abito fa il monaco, gli abiti quindi creano una versione di noi che noi stessi scegliamo di creare per adattarci alle varie situazioni in cui ci troviamo. Questa è un’immagine accuratamente controllata che nasconde più cose di noi di quante in realtà ne riveli.

Come terapista, al lavoro vesto in modo differente rispetto a quando esco con i vicini per prender parte ad attività ricreative o ad eventi più formali; il mio modo di vestire si adatta quindi alle diverse situazioni. Cosa voglio rivelare di me stesso? Su cosa voglio che gli altri notino di me o su cosa voglio si focalizzino?
Molto spesso, per molte persone, l’abbigliamento permette di nascondersi da sé stessi; l’ultima cosa che vogliono è aprire il vaso di Pandora che nasconde i fantasmi e le ombre del passato o le ombre oscure degli istinti e delle pulsioni che percepiscono in agguato al di sotto della loro consapevolezza.
Quando siamo nudi davanti allo specchio, di norma non apprezziamo ciò che vediamo. Abbiamo passato tanto tempo a nascondere il nostro corpo a noi stessi e agli altri che proviamo disagio quando messi di fronte alla reale apparenza del nostro corpo (le cicatrici, gli inestetismi, la troppa o troppo poca carne); è difficile accettare l’autenticità del nostro corpo, vogliamo “aggiustarlo” in qualche modo e, di norma, il modo più comune per aggiustarlo è semplicemente nasconderlo.
L’idea che i nostri studenti, colleghi, capi o figli ci vedano senza nulla addosso se non la nostra stessa pelle scatena una scarica di paura nel nostro cervello. Dopo tutto abbiamo impiegato così tanto tempo per creare la nostra identità che ci dà presenza e autorevolezza all’interno della comunità; come potranno gli altri continuare a rispettarci dopo averci visto nudi?
Immaginate un insegnante che sia stato visto nudo su una spiaggia da alcuni suoi allievi; di sicuro quegli studenti perderanno il rispetto nei suoi confronti, ne informeranno gli altri, la qual cosa porterà quell’insegnante a perdere il suo impiego.
Eppure quando prendiamo il rischio di disfarci degli abiti in compagnia di altri che fanno altrettanto, noi stiamo condividendo qualcosa che costruisce una relazione e si basa sulla fiducia. Per esempio, il suddetto insegnante nudo in spiaggia viene visto da alcuni suoi allievi, anch’essi nudi: come il loro insegnante, anche questi studenti hanno deciso di “correre il rischio” di essere nudi in mezzo ad altri, molti dei quali sono perfetti sconosciuti. La probabilità che questi parlino ad altri di tale situazione è alquanto bassa in quanto anch’essi verrebbero a trovarsi esposti al ridicolo e alla riprovazione. In quegli studenti, il rispetto nei confronti del loro insegnante aumenterà invece di diminuire.
Voglio usare un esempio di "counseling" per mostrare come questo è in realtà quello che facciamo quando rischiamo di essere vulnerabili. Una persona si rivolge ad un professionista quando necessita di una terapia psicologica e, poco a poco si apre al terapeuta, ottenendone un aiuto. Tipicamente il terapeuta mantiene una distanza mentre ascolta i problemi del paziente. Quando la terapia subisce un arresto, di norma è perché il paziente percepisce una crescente disparità tra sé stesso e il terapeuta. Una piccola apertura da parte di quest’ultimo, l’atto di mostrare una sua vulnerabilità, di norma aiuta a ristabilire un miglior bilanciamento tra terapeuta e paziente e un conseguente aumento di fiducia di quest’ultimo. Entrambi i soggetti, terapeuta e paziente, sono più schietti l’uno nei confronti dell’altro e con l’aumento della fiducia, la terapia può ripartire.

L'atto di essere nudi in presenza d'altri è un atto di fiducia. Ci ricorda che al di sotto dei nostri travestimenti e ruoli sociali, siamo praticamente tutti uguali, esseri umani che condividono lo stesso pianeta, la stessa aria, lo stesso obiettivo di raggiungere un po' di felicità nel mondo in cui viviamo.
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Messaggio da emmeicsics » 16/05/2014, 10:00

khrenek ha scritto:Ed ecco la traduzione integrale del testo
Ma allora sei tu il blogger? ;)

Grazie per la traduzione per gli ipoanglisti.

ciao
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Messaggio da khrenek » 16/05/2014, 14:03

Eh, magari ;-)
gli ho scritto chiedendogli i suoi dati perchè penso di mettere la traduzione anche sul mio sito.

PS: grazie per l'ultimo paragrafo (che ti ho bellamente rubato) :-)
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Messaggio da simone90 » 17/07/2014, 11:40

Un articolo molto bello, ben fatto e interessante. Sono nuovo in queste faccende ma la verità che si cela in questo articolo è palese e inconfutabile. In effetti anche io ho avuto, ed ho, la paura che si verifichino situazioni come quella espressa nell'articolo, situazioni che rischiano di destabilizzanti un po'. Ma mi sono detto che se una ipotetica persona che conosci in qualche modo ti vede in spiaggia nudista ed è nuda anche lei, di sicuro ci si sente alla pari, anzi si può iniziare a condividere una passione. Se invece accade che questa persona indossi il costume (come è il caso di tanti a Lido di Dante, vedo molti in costume che non so cosa vengano a fare in spiaggia naturista, anche se ho i miei sospetti), allora quella persona assume uno status diverso, nel senso che mi sento io dalla parte giusta perche quella persona dimostra di voler stare in un certo contesto senza rispettarne le regole, quindi non ho comunque molto da temere. In generale secondo me è così, poi chiaro che dipende dalla situazione specifica.
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Messaggio da capitan1cino » 17/07/2014, 23:11

Mettersi nudi è un atto di fiducia ... innanzi tutto verso se stessi. Si rientra in possesso del proprio corpo, si capisce che è semplicemente ridicolo vergognarsene per come è fatto, bello o brutto che sia.

Mi è capitato di fare naturismo in spiaggia dove il naturismo è tollerato in compagnia di colleghi che non sono naturisti (ma sanno che faccio naturismo) con estrema reciproca naturalezza e serenità. Ci incrociamo in corridoio quasi tutti i giorni, e nulla è cambiato da prima a dopo l'esperienza vissuta insieme. Molto dipende da come si approccia il problema e la situazione. A mio avviso, non è necessario essere pari nell'indossare o meno un costume da bagno, ma essere pari nella nudità 'di pensiero'. :)
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Messaggio da emmeicsics » 17/07/2014, 23:53

capitan1cino ha scritto:Mettersi nudi è un atto di fiducia ... innanzi tutto verso se stessi. Si rientra in possesso del proprio corpo, si capisce che è semplicemente ridicolo vergognarsene per come è fatto, bello o brutto che sia.
A questo proposito segnalo una serie di articoli (in inglese) pubblicati sul sito della AANR, l'Anita d'America:
Sharing Your Naturism

Nei 7 (Francesco Ballardini mi odierà) articoli si parla dei percorsi per dichiarare agli altri il proprio stile di vita naturista.

ciao
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Messaggio da simone90 » 19/07/2014, 19:21

capitan1cino ha scritto:Mettersi nudi è un atto di fiducia ... innanzi tutto verso se stessi. Si rientra in possesso del proprio corpo, si capisce che è semplicemente ridicolo vergognarsene per come è fatto, bello o brutto che sia.

Mi è capitato di fare naturismo in spiaggia dove il naturismo è tollerato in compagnia di colleghi che non sono naturisti (ma sanno che faccio naturismo) con estrema reciproca naturalezza e serenità. Ci incrociamo in corridoio quasi tutti i giorni, e nulla è cambiato da prima a dopo l'esperienza vissuta insieme. Molto dipende da come si approccia il problema e la situazione. A mio avviso, non è necessario essere pari nell'indossare o meno un costume da bagno, ma essere pari nella nudità 'di pensiero'. :)
Mi trovi molto d'accordo, un atto di fiducia innanzitutto verso se stessi, credimi, non potrei essere più d'accordo. Io per primo ammetto di avere sempre avuto un problema con la nudità, sono sempre stato molto pudico, a causa di difetti fisici che ero convinto di avere. Non ho superato il problema ma ci sto certamente lavorando e la decisione che ho preso di iniziare a frequentare la spiaggia nudisti si colloca anche in questo panorama di "auto terapia" se così vogliamo chiamarla, voglio essere più sereno, più libero, meno timoroso della nudità. Credo che le motivazioni che portano a questa esperienza di vita siano davvero tante.
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